ONORI all'Eroico Generale Josè Borges

Schedule

Mon, 07 Dec, 2026 at 06:00 am

UTC+01:00

Location

Regno delle Due Sicilie | Napoli, CM

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REGNO delle DUE SICILIE
Un EROE
martire degli invasori del 1860
GENERALE JOSE BORJES
Fucilato,
tra il 7 e 8 dicembre del 1861, contro ogni legge di guerra e codice militare.
José Borjes, nome in catalano Josep Borges (Vernet, 1813 – Tagliacozzo, 8 dicembre 1861), è stato un generale spagnolo, inviato da
SUA MAESTÀ
RE FRANCESCO II di BORBONE
il Nostro Regno era stato oramai invaso, colpito alle spalle sia da mercenari al soldo della MASSONERIA inglese che da truppe regolari piemontesi e sia da 4 Nostri TRADITORI interni.
La Francia di Napoleone III, in cambio della Nizza italiana, aveva anche essa tradito il patto di alleanza con Noi.
Il GOLPE contro il Nostro Regno e contro il Nostro Sovrano era, ormai, compiuto, e la firma della resa divenne l'unica soluzione, per il Nostro LEGITTIMO Sovrano, per risparmiare altro sangue in inutili atti di eroismo nel difendere l'ultimo baluardo della piazza di Gaeta..
Il REAL ESERCITO DI SUA MAESTÀ DUOSICILIANA aggredito alle spalle sia dagli invasori, senza dichiarazione di guerra che da 4 Nostri TRADITORI venduti al nemico, viene sciolto e cessa di esistere.
Da quel momento, l'eroismo dei Nostri Militari, senza più divisa, farà la sua parte Patriottica ma con abiti civili, che gli invasori etichetteranno dispregiativamente come "briganti" ( una subdola tattica per scoraggiare la Popolazine a dare man forte a quelli che oggi chiameremmo "terroristi" o "mafiosi").
Il GENERALE BORJES, fu inizialmente in sodalizio con i briganti attraverso il capo brigante lucano Carmine Crocco, ma i loro rapporti si deteriorarono lentamente per divergenze circa le tattiche militari delle operazioni.
Nato a Vernet, (Artesa de Segre - Lleida), un piccolo centro della Catalogna, José Borjes era figlio di Antonio, un ufficiale dell'esercito che partecipò ai conflitti antinapoleonici, in seguito fucilato a Cervera, durante la Prima Guerra Carlista, nel 1836.
Di educazione cattolica e tradizionalista, si dedicò proficuamente agli studi umanistici, in particolare quelli di Cesare.
Formatosi presso l'accademia militare di Lleida, si arruolò nelle milizie carliste di Don Carlos, divenendone comandante di brigata nel 1840.
Nel 1860, fu contattato dagli agenti Borbonici inviati dal generale Tommaso Clary, ricevendo l'invito di servire il governo Borbonico in esilio.
Borjes, onorato dalla proposta, accettò l'incarico.
Il generale, con poche truppe scelte , iniziò la sua missione partendo da Marsiglia e giungendo prima a Malta e poi a Capo Spartivento, in Calabria, da dove si diresse verso la Basilicata su indicazione di un delegato del principe di Bisignano, nella speranza di trovare una situazione favorevole.
Nel mese di ottobre, approdò in Basilicata per incontrare il capo di una delle bande più temute di quel periodo, Carmine Crocco. Il generale catalano fu accolto da Crocco e i suoi uomini nei boschi di Castel Lagopesole. I patti prevedevano di trasformare la sua banda in un esercito regolare, impiegando precise tattiche militari, conquistare più comuni possibile per arruolare nuovi combattenti e conquistare Potenza, la più consistente roccaforte sabauda della regione.
Crocco, sebbene stipulò l'accordo, non si fidò di Borjes sin dall'inizio, temendo che costui volesse sottrargli le bande e i territori sotto il suo potere, ciò fece vacillare la efficacia delle azioni militari.
Stipulata l'alleanza, il capobrigante, Borjes e l'armata dei briganti riuscirono ad ottenere numerose vittorie ma, contro il volere del generale, venne evitato il tentativo di conquistare Potenza, strategica per le sorti della impresa e l'esercito era ormai ridotto allo stremo.
Crocco decise di ritirarsi a Monticchio, rompendo la sua alleanza con Borjes, mosso anche dalla mancata promessa di un rinforzo militare da parte dell'esule governo borbonico. Il generale, amareggiato dalla sua decisione, si mosse verso Roma per informare
RE FRANCESCO II
dell'accaduto e nel tentativo di organizzare un esercito di volontari per ripetere l'operazione.
Giunto quasi al confine tra l'Abruzzo e il Lazio, ordinò ai suoi uomini di fare una sosta durante la fredda e nevosa notte tra il 7 e l'8 dicembre 1861 a Sante Marie, presso il casale Mastroddi di Castelvecchio, in località valle di Luppa. Questa decisione si rivelò fatale: il generale e il suo drappello vennero intercettati dai bersaglieri sabaudi comandati dal maggiore enrico franchini.
Venne ingaggiato un conflitto a fuoco e, dopo l'incendio della cascina da parte dei bersaglieri, i legittimisti furono costretti ad arrendersi e furono portati a Tagliacozzo per essere condannati a morte senza processo, contro ogni codice di guerra.
Consegnata la sua spada a Franchini, Borjes chiese di confessarsi in una cappella assieme agli altri prigionieri.
Poco prima di morire, il generale urlò
«L'ultima nostra ora è giunta, moriamo da forti.».
Davanti al plotone d'esecuzione, si abbracciò ai suoi uomini e recitò una litania in spagnolo, interrotta bruscamente dalla fucilazione. I cadaveri, spogliati dei propri effetti personali, furono sepolti in una fossa comune ma per intercessione di Folco Ruffo, principe di Scilla, e del visconte parigino di San Priest, la salma del militare catalano fu riesumata e portata a Roma per ricevere solenni funerali.
La morte di Borjes suscitò indignazione e venne aspramente criticata, anche da personalità liberali. Lo scrittore Victor Hugo, benché ammiratore degli ideali risorgimentali, accusò il neonato regno di VittoriomanueleII per i metodi impiegati esclamando «Il governo italiano fucila i realisti».
L'archeologo François Lenormant definì il generale «uno di quegli avversari che ci si onora di rispettare» e considerò la sua morte «una macchia sanguinosa per il governo italiano».
Ancora più grave della fucilazione fu , l'averla eseguita di spalle e dopo aver pure schiaffeggiato il generale come a trattarlo come da traditore.
Fu tale la vergogna per il crimine commesso, da far sparire divise ed indumenti, ed il denaro che i militari portavano con sè, nella speranza di non accendere un contenzioso sul fronte spagnolo.
La barbara fucilazione del Generale, rappresenta, nello stesso momento, due facce di una unica medaglia :
da un lato, un atto di puro valor Militare, eroico ;
dall'altro, una ulteriore vergogna su quell'esercito di invasori che , ancora una volta persero la occasione di rispettare il valore militare di un Alto ufficiale per di più prigioniero, e codici militari.
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