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# **Genesi dello spettacolo**
«Ciò che rende fondamentalmente immortali i capolavori artistici di tutti i popoli e di tutte le culture è la loro capacità di comunicare messaggi assoluti e senza tempo sull'essere umano.»
Segue tutto il contenuto del documento, già estratto:
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Ciò che rende fondamentalmente immortali i capolavori artistici di tutti i popoli e di tutte le culture è la loro capacità di comunicare messaggi assoluti e senza tempo sull'essere umano. Tali opere superano le epoche non solo per la loro forma ed il loro stile, ma soprattutto grazie alla validità duratura del loro significato.
Per questo, le emozioni e la sensazioni più viscerali derivanti dall'ascolto della monumentale opera rock THE WALL dei Pink Floyd forniscono da sempre un importante spunto di riflessione sulla difficoltà dell'uomo di comunicare con gli altri e sugli effetti derivanti dal sentirsi soli ed incompresi.
E, sempre per questo motivo, dopo avere letto un libro intitolato "Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé", scritto da Alice Miller, una psicanalista che si è occupata prevalentemente di psicologia dell'età evolutiva, l'elaborazione del suo contenuto ha aperto un nuovo spazio interpretativo dell'opera, riguardante le conseguenze di esperienze infantili invisibili, apparentemente non "gravi" nel senso comune del termine, ma che, per la sensibilità di alcuni bambini, possono essere comunque considerate "traumi".
La domanda, quindi, è sorta quasi spontanea: poteva forse essere aggiunto ancora qualcosa a quanto già ampiamente scritto negli anni sul capolavoro di Roger Waters e soci? Dopo un intenso confronto all'interno del gruppo, nella convinzione che la risposta fosse "sì", abbiamo realizzato questo progetto, provando a dare una chiave di lettura che associasse quella musica alle ferite emotive che si annidano in noi e che influenzano profondamente i nostri rapporti, anche da adulti.
Ciascuno di noi, infatti, impara a relazionarsi con gli altri durante i primi anni di vita e il valore delle emozioni provate in quel periodo sta nella possibilità di viverle liberamente, ma, al tempo stesso, in modo adattabile e flessibile; tale possibilità è profondamente influenzata delle risposte emotive che, da bambini, abbiamo ricevuto dal mondo degli adulti.
L'aspetto fondamentale delle emozioni che vogliamo sottolineare con questo spettacolo, quindi, riguarda il loro valore comunicativo; le emozioni ci spingono ad agire, nel mondo che ci circonda, in termini di soddisfacimento di un bisogno o di timore di perdere qualcosa che per noi è importante.
Se, però, nell'infanzia non siamo stati aiutati a sviluppare una solida sicurezza interna, allora facciamo finta di non provarle; le nascondiamo, le mascheriamo con qualcosa di diverso, oppure impariamo a "non sentirle". Come si fa? Si alza un muro di negazione, di distanza, di controllo e, attraverso la razionalizzazione, ci si distrae da esse. E' il momento in cui il pensiero si vuole sostituire al sentire.
Lo spettacolo vuole portare lo spettatore a riascoltare la propria umanità, riflettendo sui propri muri interni e interrogandosi su quale versione di sé sta portando avanti, se quella del carnefice aggressore o quella dell'uomo capace di mantenere il contatto e l'empatia con il prossimo.
Attraverso la musica di questo meraviglioso concept album, interamente eseguita dal vivo da 11 musicisti, un'attrice e una danzatrice, con una decisa, ma complessa ed introspettiva recitazione, raccontano cosa accade nel nostro cervello e nel nostro corpo quando sperimentiamo le emozioni, descrivendone la loro natura relazionale interpersonale e la loro valenza sociale.
«Ciò che rende fondamentalmente immortali i capolavori artistici di tutti i popoli e di tutte le culture è la loro capacità di comunicare messaggi assoluti e senza tempo sull'essere umano.»
Segue tutto il contenuto del documento, già estratto:
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Ciò che rende fondamentalmente immortali i capolavori artistici di tutti i popoli e di tutte le culture è la loro capacità di comunicare messaggi assoluti e senza tempo sull'essere umano. Tali opere superano le epoche non solo per la loro forma ed il loro stile, ma soprattutto grazie alla validità duratura del loro significato.
Per questo, le emozioni e la sensazioni più viscerali derivanti dall'ascolto della monumentale opera rock THE WALL dei Pink Floyd forniscono da sempre un importante spunto di riflessione sulla difficoltà dell'uomo di comunicare con gli altri e sugli effetti derivanti dal sentirsi soli ed incompresi.
E, sempre per questo motivo, dopo avere letto un libro intitolato "Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé", scritto da Alice Miller, una psicanalista che si è occupata prevalentemente di psicologia dell'età evolutiva, l'elaborazione del suo contenuto ha aperto un nuovo spazio interpretativo dell'opera, riguardante le conseguenze di esperienze infantili invisibili, apparentemente non "gravi" nel senso comune del termine, ma che, per la sensibilità di alcuni bambini, possono essere comunque considerate "traumi".
La domanda, quindi, è sorta quasi spontanea: poteva forse essere aggiunto ancora qualcosa a quanto già ampiamente scritto negli anni sul capolavoro di Roger Waters e soci? Dopo un intenso confronto all'interno del gruppo, nella convinzione che la risposta fosse "sì", abbiamo realizzato questo progetto, provando a dare una chiave di lettura che associasse quella musica alle ferite emotive che si annidano in noi e che influenzano profondamente i nostri rapporti, anche da adulti.
Ciascuno di noi, infatti, impara a relazionarsi con gli altri durante i primi anni di vita e il valore delle emozioni provate in quel periodo sta nella possibilità di viverle liberamente, ma, al tempo stesso, in modo adattabile e flessibile; tale possibilità è profondamente influenzata delle risposte emotive che, da bambini, abbiamo ricevuto dal mondo degli adulti.
L'aspetto fondamentale delle emozioni che vogliamo sottolineare con questo spettacolo, quindi, riguarda il loro valore comunicativo; le emozioni ci spingono ad agire, nel mondo che ci circonda, in termini di soddisfacimento di un bisogno o di timore di perdere qualcosa che per noi è importante.
Se, però, nell'infanzia non siamo stati aiutati a sviluppare una solida sicurezza interna, allora facciamo finta di non provarle; le nascondiamo, le mascheriamo con qualcosa di diverso, oppure impariamo a "non sentirle". Come si fa? Si alza un muro di negazione, di distanza, di controllo e, attraverso la razionalizzazione, ci si distrae da esse. E' il momento in cui il pensiero si vuole sostituire al sentire.
Lo spettacolo vuole portare lo spettatore a riascoltare la propria umanità, riflettendo sui propri muri interni e interrogandosi su quale versione di sé sta portando avanti, se quella del carnefice aggressore o quella dell'uomo capace di mantenere il contatto e l'empatia con il prossimo.
Attraverso la musica di questo meraviglioso concept album, interamente eseguita dal vivo da 11 musicisti, un'attrice e una danzatrice, con una decisa, ma complessa ed introspettiva recitazione, raccontano cosa accade nel nostro cervello e nel nostro corpo quando sperimentiamo le emozioni, descrivendone la loro natura relazionale interpersonale e la loro valenza sociale.
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Strada Cava in Vigatto, 61, 43124 Parma, Italy, Strada Cava in Vigatto, 61, 43124 Parma PR, Italia, Parma, Italy
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Host or PublisherTeatro Ennio Magliani










