Vittoria Borbonica alle porte di Caserta

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Fri, 19 Sep, 2025 at 12:00 am

UTC+02:00

Location

Regno delle Due Sicilie | Napoli, CM

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REGNO delle DUE SICILIE
VITTORIA BORBONICA alle porte di Caserta
località Caiazzo
Perché non ne abbiamo mai sentito parlare sui libri di storia della Nostra vittoria militare alle porte della Reggia di Caserta, a Caiazzo ?
Perché i libri di storia furono scritti sotto dettatura della vincente propaganda massonica del risorgimento, all'indomani del successo del loro riuscitissimo COLPO di STATO del 1860.
Tale propaganda poggia , ancora oggi, sulla suggestione che si è voluta creare intorno ai Napoletani, denigrati in ogni loro punto di forza , allo scopo di infiacchire la loro stessa fiducia in loro stessi, prima ancora che essi si adoperino in qualsiasi loro impresa.
Già essere Napoletano (meridionale in generale) è divenuto, dal COLPO di STATO del 1860 ad oggi, un peccato originale che ciascuno di Noi ha per il solo fatto di essere nato qui; sinonimo di inefficienza e di tutto ciò che di negativo possa esserci.
La vittoriosa battaglia di Caiazzo, ci restituisce un quadro diverso sia dei Napoletani che degli invasori, offrendoci un quadro della storia più coerente ed in sintonia con la VERITÀ.
Fu un episodio militare che conferma quanto i Napoletani fossero capaci di mordere quando non avevano tra le proprie fila, quei TRADITORI comprati dalla massoneria a mo' di cavalli di Troia.
Qui di seguito un sunto della vicenda militare svoltasi alle porte di Caserta :

Nel 1860, Caiazzo, era il passaggio obbligato dei Regi che da Capua (poderosa fortificazione simile alla odierna città militare della Cecchigliola nei pressi di Roma) avessero voluto raggiungere Caserta passando per i ponti dell’acquedotto Carolino.
La sua importanza strategica era vitale, perché una volta raggiunta Caserta sarebbe stato facile ributtare i mercenari a servizio della massoneria inglese a mare.
Fatta questa breve premessa parliamo degli avvenimenti.
Il Tenente Colonnello Ferdinando La Rosa si era acquartierato a Caiazzo proprio per la sua posizione strategica.
Già nei giorni 17 e 18 settembre si ebbero delle scaramucce tra i Regi ed i mercenari che fecero da preludio a quella che sarebbe stata la 1a battaglia di Caiazzo del 19 settembre 1860.
Il giorno 17 vi furono movimenti di colonne di truppe mercenarie sulla riva sinistra del Volturno e per impedirne il passaggio.
Il Nostro colonnello Ferdinando mandò sulla riva destra una squadra di 80 uomini per distruggere le scafe di Alvignanello, Campagnano e Squille.
Nel frattempo i mercenari avevano già guadato il fiume nei pressi della cittadina di Amorosi, ma i Regi condotti dal capitano Laus ed affiancati dai contadini della zona li respinsero.
Il Nostro colonnello la Rosa, di seguito il Nostro, mandò truppe di rincalzo per assicurarsi la tenuta da un eventuale nuovo attacco dei mercenari e nello stesso tempo informò il Generale Ritucci che si sospettava un assalto del nemico per impadronirsi di Caiazzo.
Il 18 ci furono spostamenti di colonne avanzate di truppe Borboniche verso San Leucio, ciò stava a dimostrare come da un momento all’altro si era pronti a scontrarsi. Il giorno 19 si ebbero scontri violentissimi a Roccaromana, Gradilli, San Leucio, Capua e Caiazzo.
Per quanto concerne la città di Caiazzo, il giorno 19 il comandante dei mercenari, turr, per contrastare il prevedibile attacco dei Regi che volevano stanarli, mandò il cattabeni a Caiazzo e, per facilitare l’occupazione della città, simulò un attacco diversivo contro Capua, e come diceva il mercenario : “non disperava mai della sua arma principale il tradimento” , come appresso si vedrà.
Come si è detto, a difesa di Caiazzo c’era il Nostro Tenente Colonnello Ferdinando La Rosa con il 6° Cacciatori, più due squadroni dell’8° Cacciatori a Cavallo con due obici.
Il cattabeni, informato delle forze Regie che ammontavano in tutto a 600 uomini, pensò di attaccare il paese verso le 4.30 a.m.
Poiché non poteva affrontare i Regi in campo aperto - come egli stesso diceva: “[Caiazzo è] posizione formidabile per imboscate”, agì con l’inganno, sfruttando il tradimento di un fiorentino abitante in Caiazzo di nome Manetti – ex agente di Casa Corsi, i signori di Caiazzo di discendenza toscana ed anti borbonici. Questi alle ore 5.30 a.m. introdusse i mercenari nel giardino di casa Corsi, ancor oggi esistente, che dilagarono in paese.
Ferdinando, colto di sorpresa, ripiegò verso la località di Piana per impedire agli assalitori di immettersi per la strada che dalla collina, salendo, portava a Caiazzo, attestandosi a Gradillo e comunque bloccando l’accesso ad ogni strada che potesse portare al paese.
Nel frattempo in paese furono innalzare barricate un po’ dappertutto: a Porta Pace, Porta Anzia di fianco al palazzo Corsi – da dove erano entrati i mercenari - al palazzo Maturi che si trovava sulla strada per Capua e quindi per Caserta.
In questo infuriare la popolazione, devota ai Borbone, disgustata dal repentino voltagabbana della nobiltà caiatina che già acclamava i mercenari, si ribellò e dopo aver disarmato la loro guardia (detta già "nazionale") assalì le case dei notabili traditori.
Tra i più ardimentosi vi fu Nicola Santacroce, ex caporale delle Guardie Regie.
Intanto il turr capì che doveva necessariamente ritirare i suoi da Caiazzo, sia per aver saggiato le forze e la consistenza dei Regi, sia per la durissima opposizione della popolazione che rendeva impossibile l’arroccamento sulla posizione.
Il loro mercenario dei due mondi, però ordinò la resistenza, non curante di rischiare il massacro dei suoi.
Le forze del loro cattabeni consistevano in 350 uomini, pochi per presidiare il paese. Egli chiese rinforzi e fu mandato il reggimento del Vacchieri della divisione Medici forte di 1.119 uomini, che arrivo a Caiazzo il giorno 20 alle ore 11 a.m., che si attestò a difesa.
Il giorno 21, che si può a ragione definire la seconda battaglia di Caiazzo, i Regi attestati a Gradillo furono attaccati alle 5 del mattino dal reggimento del Vacchieri che stava effettuando una perlustrazione sulle colline di Caiazzo.
Il Ten. Col. Ferdinando La Rosa comunicò al generale Colonna, comandante della 2a divisione sulla linea da Triflisco a Caiazzo “di essere stato attaccato dal nemico in numero tale da rendere impossibile la resistenza senza ripiegare”, chiedendo nel contempo rinforzi.
Il Generale Colonna, senza attendere ordini dal Maresciallo Ritucci che già voleva riprendere la cittadina il 19, mandò una colonna mobile composta dal 4° Cacciatori al comando del Tenente Colonnello Della Rocca, una sezione d’artiglieria e uno squadrone di Dragoni in aiuto della colonna La Rosa, attestatasi a piana di Caiazzo.
Intanto il maresciallo Ritucci, che si era recato dal generale Colonna per ordinargli di riprendere Caiazzo il 22, venne messo al corrente degli eventi e giudicò insufficienti le forze impiegate e mandò di rincalzo il Brigadiere De Mechel con l’intera Brigata di Svizzeri (Carabinieri Esteri) con la batteria d’artiglieria da campo; il battaglione dell’8° Cacciatori a cavallo dell’aiutante maggiore Fondacaro venne spedito a marce forzate perché lo scontro era già iniziato. Infatti la colonna La Rosa aveva ingaggiato combattimenti con il nemico tra Formicola e Triflisco ed aveva respinto i mercenari in camicette rosse.
Il generale Colonna, tramite l’aiutante di campo Andrea Colonna del 1° Dragoni, comunicò a Ferdinando di rioccupare immediatamente Caiazzo, e l’ordine venne eseguito.
Ferdinando, che comandava la prima colonna, ordinò di attaccare da tre lati; il 6° Cacciatori in ordine sparso per arginare la collina San Giovanni dal lato destro, a sinistra con una sezione d’artiglieria dell’alfiere D’Agata e una compagnia del 6° Cacciatori, al centro il 4° Cacciatori sulla strada consolare .
I mercenari, situati negli avamposti iniziarono il ripiegamento martellati dalle batterie dei Regi che colpivano anche le barricate situate presso Porta Venere. La cavalleria Borbonica, che caricava su ordine di Ferdinando, fu costretta a ripiegare presa dal fuoco d’infilata di una barricata, ma rianimata dalla colonna che li seguiva, si spinse nuovamente e con coraggio in avanti per la strada Consolare, con alla testa lo stesso Ferdinando che cadde colpito gravemente presso l’ex convento dei Cappuccini, mentre iniziava una manovra di sganciamento per evitare l’accerchiamento ed un inutile massacro dei suoi uomini.
La battaglia si concluse con una netta vittoria dei Borbonici, si contarono 1.100 tra morti e feriti e 700 prigionieri garibaldini (gli effettivi di 4 battaglioni), mentre per i Napoletani si ebbero 300 morti, tra cui lo stesso comandante La Rosa, che morì per le ferite riportate in Capua il giorno 22.
Fu una disfatta dei mercenari che avevano per la prima volta assaggiato, stupefatti, il morso dei Napoletani. Il Ritucci decise di restare sulle posizioni acquisite.

DA NOTARE che :
i soldati Borbonici, con un vero senso di umanità e di cavalleria, aiutarono molti mercenari che rischiavano di affogare nel fiume traendoli in salvo, evitando di sparargli alle spalle nel momento di difficoltà.
E questo segna il limite invalicabile tra la Nostra CIVILTÀ ULTRAMILLENARIA della VITA e tutto il resto del mondo;
l 'esatto opposto di ciò che gli assalitori senza Dio della massoneria rivolsero a Noi, prima con i loro mercenari in camicia rossa e poi con quegli altri di oggi, delle loro mafie, con la coppola e la lupara.
“Con la vittoria di Caiazzo si infrangeva il mito del mercenario dei due mondi, garibaldi dipinto nella suggestione della propaganda risorgimentale della massoneria, come eterno vincitore;
ciò stava a confermare che quando le battaglie non venivano condizionate dalla corruzione e dal tradimento la vittoria non era dalla parte della massoneria con il loro garibaldi.
Riuscirono a vincere sempre corrompendo le elites militari e politiche avversarie.
Ma quando fu costretto a misurare le sue forze, realmente, in campo aperto, le sue azioni si risolsero in un disastro.
Dopo Caiazzo la campagna militare di garibaldi divenne difensiva e l’unica azione militare offensiva presso la cittadina di Nullo in Molise, si concluse in un disastro….”
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